Alta Val Tidone

Frazioni di Caminata – Nibbiano – Pecorara


ALTITUDINE: 364 m.s.l.m.

Comprende: Costiola, Cavaione, Sarola

Camminamenti segreti oggi murati sono molto probabilmente all’orgine del nome di Caminata.
Il borgo è uno dei più piccoli comuni della regione, con una popolazione che non supera i 300 abitanti, e una storia millenaria che ci viene raccontata dalla torri medievali e dalle caratteristiche case in sasso tuttora presenti.

La storia

Le origini di Caminata vanno cercate nei possedimenti dell’Abbazia di Colombano, dove la troviamo indicata con Corte di San Siforiano.
Poco dopo l’anno Mille, con la creazione della Diocesi di Bobbio, Caminata passa ecclesiasticamente alle dipendenze della Contea di Bobbio, poi nel XVII secolo alla Diocesi di Piacenza e nel 1743 al Regno di Sardegna che lo unifica nuovamente al Bobbiese.
All’inzio del XIX secolo è per alcuni anni annessa alla Francia napoleonica.
Seguono altri passaggi e traversie, fino a che nel 1950 Caminata torna a essere comune autonomo nella provincia di Piacenza.


ALTITUDINE: 290 m.s.l.m.

Comprende: Corticelli, Genepreto, Pieve Stadera, Sala Mandelli, Strà, Tassara, Trebecco, Trevozzo

Curte Neblani, ovvero l’attuale Nibbiano, è un suggestivo borgo che presenta ancora intatta l’antica struttura medievale fortificata, con la superstite torre del castello affacciata sulla piazza e i portici larghi e bassi.
Il paese è sorto alla confluenza del Tidoncello nel Tidone.

La storia

Pur se le prime vere notizie su Nibbiano risalgono al Basso Medioevo, sappiamo che la zona era già abitata nelle preistoria e che in epoca romana fu centro strategico data la vicinanza al fiume e la doppia via d’accesso verso la Liguria e verso la Val Trebbia.
Nel Rinascimento, al tempo dei Farnese, Nibbiano diventa posto di dogana sul confine tra il Ducato di Parma e Piacenza e i comuni di Trebecco e Caminata appartenenti alla provincia di Bobbio nel Regno di Sardegna.
Nel 1815, con il Congresso di Vienna, il paese viene annesso al ducato di Maria Luigia d’Austria.

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LA STRADA DEI MULINI
Partendo da Nibbiano e costeggiando il Tidone a piedi, in bicicletta o a cavallo lungo un sentiero immerso nella natura si compie una delle più belle passeggiate possibili in zona, quella che porta – seguendo la “Strada dei Mulini” – al Mulino Lentino, un antico borgo medievale ristrutturato, sede del museo dell’arte molitoria, unico nel suo genere in tutto il territorio piacentino e ricco di attrezzi e materiale utilizzato dai mugnai che in queste zone hanno ricoperto un ruolo sociale ed economico di fondamentale importanza nei periodi passati (basta pensare che lungo il torrente esistevano un tempo ben 50 mulini funzionanti).
Il Mulino Lentino è privato e aperto durante l’anno in occasioni di manifestazioni; su prenotazione, è possibile visitarlo insieme al museo.
Proseguendo il percorso escursionistico si incontrano dapprima il Mulino Ceppetto, un complesso rurale recuperato nelle forme originali, poi il Mulino Rizzo, struttura secentesca nella cui cantina si possono osservare le macine, perfettamente conservate, insieme ad alcuni attrezzi agricoli d’epoca.

LAGO DI TREBECCO
Il “Lago di Trebecco” è il bacino artificiale costituito dalla Diga del Molato, un’opera monumentale commissionata e costruita a partire del 1921 dal consorzio bonifica della Val Tidone e terminata nel 1928.
La creazione del lago fu concepita allo scopo di formare una riserva idrica per l’irrigazione e per la produzione di circa 30 milioni di kWh all’anno. Alla sua alimentazione provvedono il Tidone insieme ad alcuni torrenti.
La diga è una grandiosa opera ad archi multipli, alta 55 metri e lunga 180 metri sul fronte (322 metri comprendendo le strutture laterali), costruita parte nel territorio comunale di Nibbiano (in Emilia Romagna, quindi) e parte in provincia di Pavia, a Zavattarello.


ALTITUDINE: 481 m.s.l.m.

Comprende: Brevì, Busseto, Caprile, Cicogni, Cognoli, Corneto, Costalta, Lazzarello, Marzonago, Montemartino, Morasco, Praticchia, Roncaglie, Sevizzano, Vallerenzo

Pecorara è un piccolo centro agricolo situato sulla collina che domina la valle del Tidoncello, là dove i vigneti e i campi ben curati si alternano a un spazio boschivo ampio e a una natura un po’ selvaggia e sempre molto suggestiva.
In seguito al massiccio spopolamento delle zone rurali che ha caratterizzato il secondo dopoguerra, Pecorara conta oggi solo 800 abitanti, che occupano un vasto territorio costituito da numerose frazioni e case sparse nella parte più alta della Val Tidone.
L’intero territorio è molto curato e le strade sono ben percorribili durante tutto l’anno, compresi i mesi invernali.

La storia

Sappiamo di nuclei abitatati presenti nella zona fin dalla preistoria grazie al ritrovamento di oggetti oggi conservati al Museo archeologico di Palazzo Farnese di Piacenza.
Tuttavia, le vere e proprie radici di Pecorara vanno cercate in epoca longobarda: la zona infatti nasce e si sviluppa come possedimento del monastero di Bobbio fondato da San Colombano nel 614.
Dopo la caduta dei Longonbardi a opera di Carlo Magno, Pecorara diventa uno dei feudi del Sacro Romani Impero nati allo scopo di mantenere un passaggio sicuro verso il mare. Il feudo pecorarese viene assegnato ai Malaspina, potenti signori che vantavano vasti possedimenti in terra d’Oltrepò e che mantennero il dominio fino alla nascita dei Comuni quando la zona passò ai Da Pecorara, tra i quali il Cardinale Jacopo Da Pecorara, al quale è intitolata la Piazza della Chiesa.
Con l’arrivo dei Visconti a Piacenza, Pecorara passa alla famiglia Dal Verme.
Negli anni della Seconda guerra mondiale, il territorio di Pecorara è stato teatro di numerosi episodi di lotta di Resistenza da parte delle bande Partigiane che si sono formate nelle colline dell’Alta Val Tidone.

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EX ORATORIO DI VALLERENZO  
Recentemente ristrutturato dal Comune di Pecorara, l’ex Oratorio della Madonna della Misericordia di San Lodovico in Vallerenzo è un’opera molto suggestiva.
Si può visitare liberamente anche all’interno: è sufficiente passare negli uffici del Comune (aperti dal lunedì al sabato dalle 8.15 alle 13.00) e chiedere le chiavi.

SANTUARIO DELLA TORRAZZA  
Il Santuario della Torrazza è una chiesetta arroccata su un’altura dalle quale si osserva un panorama molto suggestivo sulla vallata del Tidoncello.

GIARDINO ALPINO DI PIETRA CORVA  
Sul confine tra Emilia e Lombardia – parte nel Comune di Romagnese (PV) e parte nel Comune di Pecorara (PC) – e precisamente in Località Praticchia, a 950 metri di altitudine, si trova il Giardino Alpino di Pietra Corva: un orto botanico che si estende su una superficie di 30.000 mq, la metà dei quali all’incirca è occupata da un lembo di faggeta spontanea.
Qui sono centinaia le specie botaniche, anche dalla forme insolite, che si possono ammirare.

Itinerario
Partendo da Praticchia e proseguendo su camminamenti tra i boschi si arriva alla vetta della Pietra Corva, una montagna di origine vulcanica caratterizzata da una pietra nerissima e dall’aspetto frastagliato dalla cui sommità si gode di un panorama molto suggestivo.

Periodo di apertura: 1 aprile – 30 settembre.
Orario feriale e festivo: 09.00–12.00 / 15.00–19.00 (chiuso il lunedì).
Telefono: 0383.580597.

ROCCA D’OLGISIO  
La Rocca d’Olgisio è una delle più belle roccaforti dell’Appennino settentrionale.
Si trova nel Comune di Pianello Val Tidone, al confine con il territorio di Pecorara, a presidio delle valli dei torrenti Tidone e Chiarone, cinta da ben sei ordini di mura.
Mai espugnata, ma solo ceduta la Rocca d’Olgisio è datata intorno all’anno Mille e nel corso dei secoli è stata di Galeazzo Visconti, di Ludovico il Moro e del cardinale Jacopo Dal Verme.
Proprio la famiglia Dal Verde, seppur con vari periodi di interruzione, l’ha mantenuta fino al XIX secolo.
Durante la Seconda guerra mondiale, l’Arx Impavida (“fortezza impavida”, questo il motto scolpito sullo stipite del portone che permette l’ingresso dalla terza cintamuraria) è stata sede del comando della divisione partigiana di Piacenza.
Dal 1979 è di proprietà della famiglia Bengalli, che ha provveduto alla ristrutturazione e l’ha aperta al pubblico.
All’importanza storico-artistca della Rocca, si affianca l’interesse di tipo naturalistico.

www.roccadolgisio.it | Telefono: 0523.998075 / 0523.998045.

 La Rocca d’Olgiosio fa parte del circuito Castelli del Ducato di Parma e Piacenza.