Ziano Piacentino

ALTITUDINE: 220 m.s.l.m.

FRAZIONI: Albareto, Fornello, Montalbo, Seminò, Vicobarone, Vicomarino


Oltre a Roma, in Italia c’è almeno un’altra “città dei sette colli”: è Ziano Piacentino e i sette colli in questione sono quelli della Media Val Tidone.
Con un’economia da sempre basata sull’agricoltura, e fino alla Prima Guerra Mondiale in particolare sull’allevamento, a partire dal secondo dopoguerra l’intero territorio di Ziano ha dato grande impulso alla viticoltura, prima con la produzione di uve da tavola e in seguito con la produzione di uve da mosto, tanto che attualmente sono circa 250 le aziende che lavorano in questo settore e che dal 1967 possono fregiarsi della produzione di prodotti D.O.C. Dal 1998 Ziano è diventata “città del vino“.

La storia

Reperti e giacimenti testimoniano che il territorio di Ziano è stato abitato fin dall’età della pietra. Tuttavia, la sua storia scritta parte nell’Alto Medioevo, con un testamento conservato nella Biblioteca Vescovile di Bobbio nel quale si attestava il lascito del Castrum de Zilianum.
Ziano e le sue frazioni furono capisaldi strategici di grande importanza, ripetutamente teatri di battaglia tra le milizie piacentine di fede guelfa e quelle ghibelline di Pavia.
Il comune fu denominato “di Ziano” nel 1888 e “di Ziano Piacentino” nel 1928.

Le frazioni

Vicobarone
Sede di ritrovamento di varie tracce di insediamenti celti, liguri ed etruschi, Vicobarone deve il suo nome all’arrivo dei Romani.
Dal 1700 all’unità d’Italia fu parte del granducato di Parma, Piacenza e Guastalla. In seguito divenne per un breve periodo sede del comune, passato poi a Vicomarino e infine a Ziano.
Il castello di Vicobarone è uno dei più antichi della zona e probabilmente grazie alla sua felice posizione non subì mai la furia delle incursioni pavesi; tuttavia la struttura originaria è ormai quasi completamente stravolta dalle continue modifiche avvenute nel corso dei secoli.
A Vicobarone è interessante visitare il museo della civiltà contadina.

Fornello
Fornello deve il suo nome al forno che sorse agli inizi del XIV secolo in cui venivano cotti i sassi di calce e i mattoni provenienti dalle località vicine, tanto che in breve tempo divenne il fulcro dell’attività edilizia dell’intera valle.